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Quando le lenzuola
profumavano di lavanda

Quando le lenzuola
profumavano di lavanda

Quando le lenzuola profumavano di lavanda, mi infilavo nel letto la sera e respiravo quell’aroma a pieni polmoni, un’aroma che sapeva di casa, di pulito, di nonna.
Mi capitava di strofinare il viso sul cuscino, come un piccolo segugio, fiutando nel silenzio della mia stanza quella fragranza che mi accompagnava al sonno.
Nei pomeriggi di settembre si preparavano i sacchettini, di tulle o di pizzo, da inserire nella biancheria per il letto, negli armadi che contenevano i nostri abiti, nei cassetti delle tovaglie. Insieme a mia nonna, compagna dei miei pomeriggi dopo scuola, sbriciolavamo i fiori essiccati della lavanda in un contenitore e successivamente li dividevamo in piccoli mucchietti all’interno dei sacchettini preparati; un profumo intenso si disperdeva per la casa e non vi nego che a volte perdurava per giorni anche sulle mie mani.
Era bellissimo chiudere i sacchettini con nastrini di seta colorata e distribuirli, in base alla grandezza ed al colore, nei vari armadi e cassetti…. Riti ripetuti da generazioni di donne, che identificavano quei momenti come occasioni di dialogo e di confidenza, di divertimento e condivisione d’affetto e conoscenza.
Questo “rito familiare” ha in effetti una storia antica, che arriva addirittura dall’Egitto, dove la lavanda era usata nei processi di mummificazione e per la produzione di unguenti profumati,  trovati anche nelle urne all’interno delle piramidi.

Esistono molte varietà di piante di lavanda che crescono in diversi continenti con oltre 30 specie diverse nel genere Lavandula ed il suo fiore è stato utilizzato per cucinare e aggiunto dai romani all’acqua utilizzata per la sauna.
Il medico greco Teofrasto (III secolo A.C.) scrisse delle qualità curative dei profumi nel suo libro “Per quanto riguarda gli odori”. Il filosofo greco Diogene preferì utilizzare gli oli profumati per ungere i piedi :”Quando si unge la testa con il profumo, vola via nell’aria e gli uccelli ne traggono solo il beneficio, mentre se la strofino sugli arti inferiori avvolge tutto il mio corpo e li ascende graziosamente al naso”.

Gli antichi romani riconobbero la lavanda per le sue qualità curative e antisettiche; la prima registrazione scritta degli usi curativi della lavanda sembra essere quella del medico militare greco Dioscoride nel 77 d. C., sotto l’imperatore romano Nerone; egli raccolse piante medicinali da tutto il Mediterraneo ed usava la lavanda per pulire le ferite e le ustioni o trattare i disturbi della pelle; veniva cosparsa sul pavimento per addolcire l’aria, per affumicare le stanze dove era stata una persona malata e come incenso per cerimonie religiose.
La lavanda era poco usata nel Medioevo, tranne che dai monaci e dalle suore, che conservarono la conoscenza della tradizione erboristica nei loro giardini. Copiavano antichi manoscritti e registravano gli effetti medicinali di varie piante. Sotto l’editto del Sacro Romano Impero dell’ 812 d. C. furono accusati di coltivare fiori, alberi e piante medicinali.

Questa pianta ebbe un periodo di nuova fama e rinascita a Tudor, in Inghilterra, ma, quando Enrico VIII chiuse i monasteri, la lavanda venne coltivata nei giardini domestici e le signore la mettevano tra le lenzuola,  la usavano per rinfrescare l’aria, e mescolata con la cera d’api per  lucidare i mobili.
Le donne inglesi benestanti erano particolarmente appassionate di lavanda durante l’epoca vittoriana, e la regina Vittoria nominò anche un fornitore ufficiale; il suo nome era Miss Sarah Sprules. La lavanda fu utilizzata in tutti i castelli per tutti gli usi domestici immaginabili, dalla pulizia dei pavimenti e mobili, alla profumazione di tutta la biancheria.
In tempi moderni la lavanda fu riscoperta da Rene Gatefosse, uno dei fondatori dell’aromaterapia, quando, a seguito di un incidente nel suo laboratorio, si ustionò gravemente una mano. Immerse il suo braccio nell’intenso olio essenziale  di lavanda e notò la rapida guarigione, senza infezione e cicatrici.
Dopo tanta storia, possiamo dire che le nostre mamme, le nonne, le mamme delle nostre nonne e ancora ancora indietro nel tempo, hanno saputo custodire un antico sapere e portarlo a noi.
Noi ora non passiamo più i pomeriggi a sgranare la lavanda, ma possiamo ugualmente approfittare dei suoi mille benefici utilizzandone l’olio essenziale sulla nostra biancheria o nel quotidiano, per ritrovarsi, magari, una sera, a strofinare il viso sul cuscino per sentirne il profumo e rivivere intimamente il proprio passato di bimba.
Cristina Gagliardi

Cristina Gagliardi
Cristina Gagliardi
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